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Mi avvicino alla fotografia sin da piccolissimo. Il fatto è casuale ed è anche un periodo buio della mia vita: una malattia della pelle mi costringe a rimanere immobilizzato a letto e a girovagare da un ospedale all'altro dall'età di un  anno sino ai tre.  Ero fasciato dalla testa ai piedi e con le braccia immobilizzate per tutto questo periodo. La malattia mi procurava prurito e brose in tutto il corpo e dovevo continuamente essere "impomatato" e "trattato" con costosissime pomate. Mio padre doveva al rientro dal lavoro pulirmi, lavarmi, impomatarmi e fasciarmi, ma poichè c'era il pericolo che mi grattasi i medici consiglivano di mettermi dei cartoni rigidi e arrotolati fermati da degli eleastici in modo da limitare danni che potevo produrmi sul corpo dovuti al pririto.  

Sono stati gli anni più bui per me e per la mia famiglia, perchè con le braccia così immobilizzate, non potevo giocate come tutti i bambini con giocattoli che dovevo tenere lontano dal mio corpo e la fasciatura mi lasciava liberi solo gli occhi. Potevo usare solo occhi e mani lontano dal corpo. 

Le gionate che trascorrevo a letto sarebbero state interminabili se mia madre, di nascosto di mio padre, non mi avesse dato tra le mani un "marchingegno", che oggi sarebbe un pezzo da museo. Con questo stranissimo oggetto passavo le giornate. Lo ricordo ora come fosse allora: era un piccolo parallelepipedo d'acciaio con una levetta che caricandola si spostava sino la parte opposta e meccanicamente girando pruceva un rumore continuo ziiiii ... ziiiii. fino a che non  raggiungeva un fermo che faceva uscire piano piano da un  piccolo ugello filettato una specie di punta e poi si ritraeva.

Mi incuriosiva e non sapevo a cosa potesse servire, credo naenche mia madre, ma mi faceva perder tempo e  dimenticare il prurito: era il mio passatempo e il rebus da risolvere. 

Un giorno mi padre mi spiegò tutto: era un autoscatto. Cosa???? si proprio un autoscatto della macchina fotografica. Capii tutto subito quanto mi fu spiegato con macchina fotogrfica alla mano, che questo si avvitava al bottone di scatto della macchina e girando la levetta di pù o di meno la punta che usciva premeva sul bottone di scatto producendo lo sciak!! tipico dello scatto fotografio. Con questo era possibile fare le fotografie  a se stesso, senza bisogno di nessuno.

Oltre al marchingegno mi lasciarono anche la macchina fotografica, senza rullino però, la soddisfazione era quella di dire a mio padre al suo rientro dal lavoro che quel giorno avevo fatto ben 50.. foto:  io da solo, io e la mamma, con qualche parente, ecc.. La sfida era ogni giorno superare il numero delle pose così da 50 del giorno precedente passavo a 60 e così via: appoggiavo la macchina fotografica al bordo del letto caricavo l'autoscatto e una ... e due ... e 50 ... e 60 ... ho raggiunto numeri inammaginabili anche per il fotografo professionista più incallito. Quelle foto naturalmentge non le ho mai viste, ma le ho sempre immaginate vedendomi nelle diverse pose e immaginando come avrei visto quelle foto se fossero state stampate.

E sì,  la televisione non inziava presto a quei tempi, i gameboy non c'erano, nemmeno le playstations ... tanto meno i computer però ero felice lo stesso.

Quando potevo uscire con i nonni a Venezia non potevo portare com me la macchina, era quella "buona di famiglia" e così mi fu regalata una macchina fotografica colorattissima, di quelle che schiacciando il bottone di scatto si apriva l'obiettivo e ne usciva un buffo pupazzo: con quella ho fotografato più io Venezia che tutti i Fulvio Roiter messi insieme.

Come ho detto andavo fiero della mia macchina "finta" a tracolla. Fotografavo tutti parenti, amici, oggetti, turisti palazzi, chiese e ... chi ne ha più nemetta.

Da qui poi mi fu permesso di usare il rullino e di stampare le foto, (aihmè andate perse) e succesivamente, quando son divenato economicamente più autonomo acquistare fotocamera tutta mia. *

Come ho detto fotografavo tutto quello che mi passava per l'obiettivo, ma con il tempo ho cercato di selezionare la mia sfera operativa. 

La mia passione è la NATURA sopprattutto in plain-air, che mi rilassa e mi da modo di essere a contatto soprattutto con gli ANIMALI e i FIORI e, allo stessotempo mi permette di fotografare i PAESAGGI soprrattutto lagunari, agresti e le montagne, che in questi ultimi anni ho trascurato. 





ERTO ... i fantasmi di pietra ...
Riportano al Paese in Provincia di Pordenone, il paese di Mauro Corona noto scrittire e scultore.

03-05-2009